È nata a Cosenza nel 1990. Ha frequentato la scuola a Corigliano Calabro, la città in cui è cresciuta. Attualmente studia lingue e letterature straniere alla Alma Mater Studiorum di Bologna e dedica il tempo libero alla fotografia, sua più grande passione fin da quando era bambina.
Vincitrice Portfolio Italia Premio Epson Le Logge al Toscanafotofestival 2011 di Massa Marittima.

Un giardino segreto, personale, quasi da racchiudere in una scatola. La Gianzi sembra realizzare un desiderio totalmente umano di racchiudere e confezionare un infinito tangibile a portata di mano e di sguardo. La vegetazione tascabile è sullo sfondo di una plastica azzurra e attorno ad una pozza d’acqua, trovata nella carriola giacente nel giardino di casa. Una suggestiva dialettica di vero e finto, di una natura non naturalistica che, pur nella sua veridicità, sembra una confezione, un micro allestimento di una vetrina posata, costruita tra cielo e terra, tra ruggine e infinito. Sapienti, spontanei, mediterranei ma leggeri i colori. Composizione presente, decisamente voluta, ma in fondo sembra posata là, ironicamente riconoscibile come se fossero dei nuovi e diversi segni di un territorio abitato, quasi una culla, una capanna che può anche ricordare, celebrare l’infanzia. Nelle poche note di presentazione attesta infatti la necessità del suo vissuto…”Durante il trascorso della mia vita ho assaporato la bellezza del mio giardino… Ho camminato sulla terra e calpestato le radici degli alberi guardando i riflessi del sole.” Una realtà quotidiana, quindi, che, come specifica ancora l’autrice, viene riscoperta, scissa, ricomposta. Il suo universo mentale non può prescindere da quello tangibile, dai passi che l’hanno portata a scrivere sulla terra e poi con la terra la sua storia. Si trattava per Brigida di trovare un linguaggio e con esso circoscrivere quel non limite di memoria psichica proprio attraverso un limite: il codice fotografico e un supporto referente, un contenitore segnico, una linea e paradossalmente una carriola. Ma anche in questa materia di acqua e ferro-ruggine si potrebbe scrivere un’altra storia più antropologica, ma sempre poetica. In realtà la sua è una simile visione nella diversa poesia dei materiali che parte da una memoria tattile per finire nello sguardo artificiale, di consumo, gioioso e plurisensoriale.
Luigi Erba

 

 

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